Trattamento pensionistico

Limiti all’esercizio dell’autonomia normativa enti previdenziali privati. Non possono modificare in peius il trattamento pensionistico in atto. Infatti, una volta maturato il diritto alla pensione, l’ente previdenziale debitore non può, con atto unilaterale, regolamentare o negoziale, ridurre l’importo, tanto meno adducendo generiche ragioni finanziarie, poiché ciò lederebbe l’affidamento del pensionato, tutelato dall’art.3, comma 2, Cost., nella consistenza economica del proprio diritto soggettivo.

La Suprema Corte di Cassazione con una recente decisione (ordinanza 24.8.2021 n. 23363), ha confermato il consolidato indirizzo giurisprudenziale secondo il quale gli enti previdenziali privatizzati ai sensi del d.lgs. n.509/1994 (nella specie Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza dei ragionieri e Periti commerciali) non possono adottare, sia pure in funzione dell’obbiettivo di assicurare l’equilibrio di bilancio e la stabilità della gestione, atti o provvedimenti che, lungi dall’incidere sui criteri di determinazione del trattamento pensionistico, impongano un contributo di solidarietà su un trattamento che sia già determinato in base ai criteri ad esso applicabili, dovendosi ritenere che tali atti siano incompatibili con il rispetto del principio del pro rata e diano luogo a un prelievo inquadrabile nel genus delle prestazioni patrimoniali ex art.23 Cost, la cui imposizione è riservata al legislatore.

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