Art. 650 cp. “Motivi di giustizia”

Ai fini del giudizio di responsabilità in ordine al reato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità di cui all’art. 650 cod. pen, il giudice è tenuto a verificare previamente la legalità sostanziale e formale del provvedimento che si assume violato sotto i tre profili tradizionali della violazione di legge, dell’eccesso di potere e della incompetenza. Ne consegue che, ove venga rilevato il difetto del presupposto della legittimità, sotto uno di tali profili, l’inosservanza del provvedimento non integra il reato in questione, per la cui sussistenza è richiesto esplicitamente che il provvedimento sia “legalmente dato” in relazione alle esigenze tipizzate dalla norma (sicurezza, ordine pubblico, igiene, giustizia). Al contempo, i motivi che hanno determinato il provvedimento devono essere formalizzati in esso e la loro assenza o carente indicazione non può desumersi da elementi extra-testuali, il cui accertamento e la cui verificabilità siano affidati alle attestazioni verbali dell’Autorità, anziché agli oggettivi requisiti formali e sostanziali dell’atto amministrativo, da cui unicamente dipendono la sua validità ed efficacia.

“… Declinando questi principi nella fattispecie in esame, l’invito a comparire rivolto all’imputata, nei termini risultanti dalla sentenza, non è da ritenere legittimo, non potendo dirsi soddisfatta l’imprescindibile esigenza di un’informazione, sia pure sommaria, dell’interessata in ordine alle ragioni della convocazione dal ricorso ad una generica e indistinta locuzione, “per motivi di giustizia”, assolutamente inidonea a informare, sia pure sommariamente, il soggetto delle ragioni dell’ordine…”

Cassazione, sez. I Penale, sentenza 21 giugno–10 novembre 2017, n. 51458

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