Rinuncia alla domanda

Rinuncia alla domanda,agli atti,ai singoli capi, nei confronti di una delle parti in causa. Le diverse situazioni ed i diversi effetti. Quando il difensore ne ha il relativo potere e casi in cui necessiti espresso e specifico mandato.

La rinunzia alla domanda o ai suoi singoli capi, qualora si atteggi come espressione della facoltà della parte di modificare ai sensi dell’art. 184 c.p.c. le domande e le conclusioni precedentemente formulate, rientra fra i poteri del difensore (che in tal guisa esercita la discrezionalità tecnica che gli compete nell’impostazione della lite e che lo abilita a scegliere in relazione anche agli sviluppi della causa la condotta processuale da lui ritenuta più rispondente agli interessi del proprio rappresentato).

Essa si distingue così, sia dalla rinunzia agli atti del giudizio, che può essere fatta solo dalla parte personalmente o da un suo procuratore speciale nelle forme rigorose previste dall’art. 306 cpc e non produce effetto senza l’accettazione della controparte, sia dalla disposizione negoziale del diritto in contesa, che a sua volta costituisce esercizio di un potere sostanziale spettante come tale alla parte personalmente o al suo procuratore munito di mandato speciale, siccome diretto a determinare la perdita o la riduzione del diritto stesso (Cass. nr. 1439/02; Cass. nr. 140/02; Cass. nr. 2572(98).

….La rinuncia all’azione, costituendo un atto di disposizione del diritto in contesa, richiede in capo al difensore un mandato speciale ad hoc, non essendo a tal fine sufficiente il mandato ad litem

Contenuti integrali. Cassazione, sez. II Civile, sentenza  nr. 28146 del 17.12.2013

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