Consulta su art.660 c.p.

Questione di legittimità costituzionale dell’art. 660 del codice penale, nella parte in cui non prevede la procedibilità a querela del reato di molestia, con annessa rimettibilità della stessa, quanto meno limitatamente alle condotte idonee a recare molestia o disturbo esclusivamente a persona determinata; la questione trae origine da un giudizio avente a oggetto il reato di cui all’art. 660 cod. pen., nella specie perpetrato attraverso molestia telefonica, giudizio nel quale la persona offesa costituita parte civile ha esplicitamente rimesso la querela, accettata dalla difesa dell’imputato

che, nondimeno, poiché il reato in questione è procedibile d’ufficio, tale intervenuta remissione non potrebbe ritenersi efficace, con la necessità di pronunciarsi nel merito, anche contrariamente alle reali intenzioni delle parti originarie;

che l’illegittimità della disposizione censurata sarebbe evidente prendendo a termine di raffronto l’art. 612-bis cod. pen., che disciplina il reato di atti persecutori, il quale, sebbene connotato da evidenti tratti di specialità e più grave rispetto al reato di molestia, è punito a querela della persona offesa, con la possibilità di una remissione dall’effetto estintivo, mentre nella più tenue ipotesi contravvenzionale sarebbe previsto un regime di procedibilità ex officio;

che, infatti, il reato di cui all’art. 612-bis cod. pen. integrerebbe una species, punita con pene più severe, della fattispecie contravvenzionale ex art. 660 cod. pen., almeno con riferimento alla massa di condotte astrattamente lesive d’interessi che fanno capo all’individuo singolo (in tal senso viene richiamata la sentenza n. 172 del 2014);

come già chiarito da questa Corte con l’ordinanza n. 392 del 2008, l’intervento additivo richiesto dal giudice a quo sarebbe del tutto eccentrico rispetto ai principi generali del sistema del diritto penale italiano, che prevede la procedibilità a querela solo per taluni delitti, mentre i reati contravvenzionali sono tutti procedibili d’ufficio;

che siffatte considerazioni restano impregiudicate anche in seguito all’introduzione nell’ordinamento penale del reato di atti persecutori di cui all’art. 612-bis cod. pen., richiamato dal giudice a quo quale termine di comparazione, poiché la fattispecie contravvenzionale in esame non potrebbe comunque avere un regime di procedibilità diverso da quello previsto per tutte le contravvenzioni;

che, quindi, sebbene possa apparire inattuale ricomprendere nell’oggetto dell’art. 660 cod. pen. le molestie perpetrate col mezzo del telefono nei confronti di soggetti determinati, i cui effetti sovente restano in una sfera privata, la qual cosa potrebbe rendere opportuno un intervento del legislatore in materia, ciò non si risolve nell’illegittimità costituzionale della disposizione censurata;

che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente inammissibile…

Consulta, Ordinanza nr. 220 ANNO 2018

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