Estorsione e ‘ragion fattasi”

I delitti di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia alla persona e di estorsione, pur caratterizzati da una materialità non esattamente sovrapponibile, si distinguono essenzialmente in relazione all’elemento psicologico: nel primo, l’agente persegue il conseguimento di un profitto nella convinzione non meramente astratta ed arbitraria, ma ragionevole, anche se in concreto infondata, di esercitare un suo diritto, ovvero di soddisfare personalmente una pretesa che potrebbe formare oggetto di azione giudiziaria; nel secondo, invece, l’agente persegue il conseguimento di un profitto nella piena consapevolezza della sua ingiustizia.

Hanno tuttavia, al contempo, precisato le sezioni unite che -ai fini dell’integrazione del delitto di esercizio arbitrario delle proprie ragioni- la pretesa arbitrariamente coltivata dall’agente deve corrispondere esattamente all’oggetto della tutela apprestata in concreto dall’ordinamento giuridico, e non risultare in qualsiasi modo più ampia, atteso che ciò che caratterizza il reato in questione è la sostituzione, operata dall’agente, dello strumento di tutela pubblico con quello privato, e l’agente deve, quindi, essere animato dal fine di esercitare un diritto con la coscienza che l’oggetto della pretesa gli possa competere giuridicamente…

Corte di Cassazione penale, sez. II, 30 dicembre 2021, n. 47306
Penale Sent. Sez. 2 Num. 47306 Anno 2021
Presidente: DIOTALLEVI GIOVANNI
Relatore: AGOSTINACCHIO LUIGI
Data Udienza: 01/12/2021

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