Associazioni,responsab.amministratori

Debiti fiscali. Responsabilità personale e solidale dei soggetti che rivestono un ruolo all’interno di associazioni non riconosciute. Con il quarto motivo si censura la sentenza impugnata per violazione degli artt. 1, 5 e 6 del decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, e dell’art. 3, commi 187, 188 e 189 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, in relazione all’art. 2697 cod.civ, in relazione all’art. 360, comma primo, nn. 3) e 5), cod. proc. civ. nonché per difetto di motivazione, in quanto, con riferimento alla responsabilità dei “coautori materiali”, non era stata data la prova dell’attività negoziale concretamente svolta da questi che, peraltro, nel frattempo avevano cessato dalla carica di componenti del Consiglio direttivo e, inoltre, non erano stati allegati al p.v.c. gli atti da cui evincere lo svolgimento di una attività organizzata per l’esercizio dell’attività commerciale. 

Il motivo è fondato. Il principio di fondo, prospettato con il presente motivo, riguarda l’attribuzione della responsabilità solidale dei coautori materiali, in particolare si censura la sentenza per non avere accertato l’attività
concretamente posta in essere da ciascuno dei componenti del Consiglio Direttivo.

Sul punto, questa Suprema Corte ha precisato che la responsabilità personale e solidale, prevista dall’art. 38 cod. civ., di colui che agisce in nome e per conto dell’associazione non riconosciuta non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza dell’associazione stessa, bensì all’attività negoziale concretamente svolta per suo conto e risoltasi nella creazione di rapporti obbligatori fra l’ente ed i terzi. Si è, altresì, precisato, al riguardo, che tale responsabilità non concerne, neppure in parte, un debito proprio dell’associato, ma ha carattere accessorio, anche se non sussidiario, rispetto alla
responsabilità primaria dell’associazione, con la conseguenza che l’obbligazione, avente natura solidale, di colui che ha agito per essa è inquadrabile fra quelle di garanzia “ex lege”, assimilabili alla fideiussione (cfr., ex plurimis, Cass. civ., sez. III, 24 ottobre 2008, n. 25748, Cass. civ., sez. III, 29 dicembre 2011, n. 29733). D’altro canto, la ratio della previsione di una responsabilità personale e solidale, in aggiunta a quella del fondo comune, delle persone che hanno agito in nome e per conto dell’associazione, è volta a contemperare l’assenza di un sistema di pubblicità legale riguardante il patrimonio dell’ente, con le esigenze di tutela dei creditori (che abbiano fatto affidamento sulla solvibilità e sul patrimonio di dette persone), e trascende, pertanto, la posizione astrattamente assunta dal soggetto nell’ambito della compagine sociale, ricollegandosi piuttosto ad una concreta ingerenza dell’agente nell’attività dell’ente (conf., Cass. civ. sez. V, 12 marzo 2007, n. 5746).
Ne consegue, dunque, che chi invoca in giudizio tale responsabilità ha l’onere di provare la concreta attività svolta in nome e nell’interesse dell’associazione, non essendo sufficiente la prova in ordine alla carica rivestita all’interno dell’ente (cfr., ex plurima, Cass. civ. sez.III, 14 dicembre 2007, n. 26290, Cass. civ., sez. III, 24 ottobre 2008, n.25748). Il principio suesposto, in riferimento alla responsabilità solidale, ex art. 38 cod. civ., di coloro che agiscono in nome per conto dell’associazione non riconosciuta, ponendo in essere, a prescindere dalla rappresentanza formale dell’ente, la concreta attività negoziale riferibile all’associazione stessa, è stato, poi, ritenuto da questa Suprema Corte applicabile anche ai debiti di natura tributaria (v. Cass. civ. sez. V, 17 giugno 2008, n. 16344;
Cass. civ. sez. V, 10 settembre 2009, n.19486), pur senza trascurare, tuttavia, una caratteristica fondamentale che connota siffatte obbligazioni. Si è rilevato, in proposito, che il principio in questione non esclude, peraltro, che per i debiti d’imposta, i quali non sorgono su base negoziale, ma “ex lege” al verifìcarsi del relativo presupposto, sia chiamato a rispondere solidalmente, tanto per le sanzioni pecuniarie quanto per il tributo non corrisposto, il
soggetto che, in forza del ruolo rivestito, abbia diretto la complessiva gestione associativa nel periodo considerato.
Ciò nondimeno, il richiamo all’effettività dell’ingerenza, implicito nel riferimento all’aver “agito in nome e per conto dell’associazione”, contenuto nell’art. 38 cod. civ., vale a circoscrivere la responsabilità personale del soggetto investito di cariche sociali alle sole obbligazioni che siano concretamente insorte nel periodo di relativa investitura (Cass. civ., n. 5746/07, cit.).
La pronuncia impugnata, laddove non ha compiuto alcuna valutazione dell’attività concretamente svolta dai soggetti ai quali, in via solidale, è stata estesa la responsabilità solidale per i debiti tributari dell’ente, è dunque viziata, essendo necessario accertare, per quanto sopra esposto, non tanto la carica rivestita dal soggetto, ma se e in che misura un soggetto abbia svolto concretamente l’attività di amministrazione.

Civile Sent. Sez. 5 Num. 25650 Anno 2018
Data pubblicazione: 15/10/2018

Print Friendly, PDF & Email