Pec in penale

Trasmissione atti via pec nel procedimento penale. La Cassazione chiarisce,con i dovuti distinguo, i casi in cui è data la possibilità dell’utilizzo della pec per le notificazioni nel procedimento penale, anche se la decisione,nella fattispecie decisa,  è finalizzata al rigetto del ricorso. La difesa del ricorrente eccepiva che l’inoltro del fascicolo via pec fosse inidoneo a far decorrere i termini di cui all’art. 309, co 5, cpp, fissati a pena di decadenza, perché la trasmissione degli atti al collegio da parte dell’autorità procedente non poteva essere assimilata alla notificazione di un atto.

Richiamava giurisprudenza di legittimità in tema di notificazione degli atti a mezzo pec, sottolineando come tale strumento non possa ritenersi alternativo, rispetto a quelli richiesti dal codice di rito, per il deposito, l’inoltro o la trasmissione di atti nelle cancellerie, con riguardo ai quali la disciplina in argomento, non risultava ancora operativa.

Riteneva che la trasmissione degli atti non fosse stata ritualmente effettuata nei termini di legge, con conseguente evidente riflesso sulla efficacia della misura;la Corte rilevava che, quando il Legislatore prevede una modalità tassativa di trasmissione (ubi lex voluit…), allora la Pec va sicuramente esclusa. Nel caso delle impugnazioni, i mezzi per presentarla (spedizione dell’atto mediante lettera raccomandata o telegramma) sono tassativi e tra essi non è contemplata la Pec; lo stesso principio si estende alle impugnazioni cautelari, anche proposte dal pm, o al deposito di memorie davanti alla Corte di cassazione.

Ad essi possono aggiungersi gli ulteriori casi in cui la giurisprudenza della Corte esclude la possibilità di ricorrere alla Pec: il ricorso in cassazione (Cass. pen., Sez. V, n. 12347/2017; Cass. pen., Sez. IV, n. 18823/2016); l’opposizione a decreto penale di condanna (Cass pen., Sez. IV, n.21056/2018; Cass. pen., Sez. III, n. 50932/2017); il deposito della lista testimoniale (Cass. pen., Sez. III, n. 6883/2016). Quando invece il Legislatore non prevede una modalità esclusiva di trasmissione, allora occorre distinguere: se la normativa di settore consente una qualunque forma di trasmissione, e dunque non solo il deposito, allora la Pec può essere ammessa ed in questo caso può anche non essere richiesto quel dovere di diligenza del mittente nell’accertarsi della sottoposizione tempestiva dell’atto al giudice; se non vi è una specifica normativa di settore o se la normativa prevede genericamente il deposito dell’atto ma non come forma esclusiva di trasmissione, allora, a seconda della tipologia dell’atto, può anche ammettersi che esso venga trasmesso con Pec, ma in questo caso la parte si assume un rischio, potendo quell’atto non essere portato tempestivamente a conoscenza del giudice.

Ciò premesso, deve ricordarsi che l’art. 100 Disp. Att. Cod. proc. pen prevede che quando è impugnato un provvedimento concernente la libertà personale, la cancelleria o la segreteria dell’autorità giudiziaria procedente trasmette, in originale o in copia, al giudice competente gli atti necessari per decidere sull’impugnazione, con precedenza assoluta su ogni altro affare e, comunque, entro il giorno successivo alla ricezione dell’avviso della proposizione dell’impugnazione previsto dagli articoli 309, 310 e 311 del codice. E l’art. 64, commi 3 e 4, Disp. Att. Cod. proc. pen., che regolamenta le comunicazioni e trasmissioni degli atti in materia di libertà personale ( e dunque, applicabile anche alla fattispecie oggi in esame ove la trasmissione degli atti presentati a norma dell’art. 291, comma primo, cod. proc. pen. è avvenuta a mezzo pec ), dispone che in caso di urgenza la comunicazione sia eseguita col mezzo più celere tra quelli tecnici idonei.

Con riguardo all’art. 100 Disp. Att. Cod. proc. pen la Corte ha ritenenuto applicabile anche al caso della trasmissione di atti in formato digitale; infatti, la possibilità di invio anche solo della copia degli atti indicati nell’art. 309/5 cpp non vieta che l’inoltro possa essere effettuato attraverso la loro trasposizione in formato digitale, purchè la difesa sia posta in grado, in un tempo compatibile con i termini previsti per il giudizio di riesame, di estrarre copia del supporto informatico presso la Cancelleria del Tribunale investito dell’istanza ( Sez 5 Sent 48415 del 20.11.2014 (ud 6.10.2014) nr 1324. Rv 261028, in tal senso anche Sez 4 nr 5087 del 2010, dep. 9.2.2010, Rv 246650, che ha affermato la legittimità di invio degli atti al Tribunale del riesame su supporto informatico – nella fattispecie CD rom – a condizione che la difesa potesse chiedere ed ottenere la messa a disposizione di uno strumento informatico idoneo a consultare gli atti ed a trarne copia).

Può quindi affermarsi che nei casi di urgenza o che riguardano la libertà personale, la trasmissione di atti allegati ad email appare legittima, apparendo inquadrabile nel concetto di mezzi tecnici idonei a garantire la conoscenza dell’atto, già contenuto nell’art. 150 cpp per le notifiche a persone diverse dall’imputato e richiamato, a proposito della comunicazione di atti tra uffici giudiziari, dall’ad 64/3 disp att cpp. L’uso dello strumento celere di comunicazione non deve però pregiudicare il diritto della difesa, che deve avere concreta possibilità di esercitarsi nel tempo necessario tramite l’estrazione, con i mezzi appropriati, di copia degli atti.
Nel caso di specie è pacifico che gli atti sono stati trasmessi dal P.M. al Tribunale del riesame con lo strumento informatico della posta elettronica certificata, ma è altresì pacifico che la difesa, dal 2 ottobre 2018, era in grado di consultare gli atti in forma cartacea, come da verifica dell’incarto processuale, che riporta la data sopra indicata, con la conseguenza che la decisione, avvenuta il 9.10.2018, è stata resa nel termine perentorio previsto dalla legge.

Cass. pen Sent.nr.16098/2019

 

 

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