Assegno di divorzio

Modifiche all’articolo 5 della legge n. 898 del 1970, in materia di assegno di divorzio. A.C. 506 .Dossier nr. 92. Schede di lettura.La proposta di legge C. 506/A apporta alcune modifiche alla disciplina in materia di assegno di divorzio e interviene dopo un significativo pronunciamento della Corte di Cassazione che, nel 2017, ha modificato dopo molti anni la propria precedente consolidata giurisprudenza.La Camera ha approvato nella Seduta n. 175 del 14 maggio 2019 e trasmesso atti al Senato.  In base al nuovo sesto comma, con la sentenza di divorzio il tribunale può disporre l’attribuzione di un assegno tenuto conto di una serie di circostanze elencate dal successivo settimo comma.

Rispetto alla normativa vigente, che collega il diritto di uno dei due coniugi a percepire l’assegno quando sprovvisto di mezzi adeguati (o nell’impossibilità di procurarseli per ragioni obiettive), la riforma elimina tale presupposto e dunque non esplicita le finalità (assistenziali o compensative) dell’istituto. La discrezionalità del giudice nell’attribuzione dell’assegno non è più ancorata al presupposto della debolezza economica di uno dei due coniugi.
Inoltre, sopprimendo il riferimento alla somministrazione periodica dell’assegno, la riforma apre alla possibilità di attribuzioni una tantum. Diversamente dal vigente sesto comma, non viene esplicitato che l’obbligo grava sull’altro coniuge.
Nel nuovo settimo comma la proposta inserisce una serie di circostanze che il giudice deve valutare ai fini della decisione sull’attribuzione dell’assegno. Si tratta di parametri parzialmente diversi da quelli che attualmente valgono a determinare il quantum da riconoscere al coniuge economicamente più debole. In particolare:
l’attuale ampio concetto di “condizioni dei coniugi” è sostituito da quello più specifico di “condizioni personali ed economiche in cui i coniugi vengono a trovarsi a seguito della fine del matrimonio” e sono esplicitate come circostanze autonome l’età e lo stato di salute del richiedente;
il richiamo attuale alle ragioni che hanno motivato la cessazione del matrimonio è soppresso;
la valutazione della situazione economica non è più circoscritta al solo reddito ma è estesa anche al patrimonio dei coniugi; peraltro, per quanto riguarda il reddito, la riforma specifica che si deve tener conto del reddito netto;
sono confermati gli altri elementi già considerati dall’attuale comma 6 dell’art. 5 della legge 898/1970; la durata del matrimonio è tuttavia indicata nella proposta di legge come elemento valutativo autonomo; sono, poi, aggiunti ulteriori elementi di valutazione quali l’impegno di cura personale di figli comuni minori o disabili o non economicamente indipendenti; la ridotta capacità di reddito dovuta a ragioni oggettive anche in ragione della mancanza di una adeguata formazione professionale, quale conseguenza dell’adempimento di doveri coniugali. Si tratta sostanzialmente di un rafforzamento, mediante il riconoscimento con legge, di specifici elementi di valutazione già operanti in sede giurisprudenziale.

Proposta di legge 506.A Camera

Dossier n° 92 – Schede di lettura

Legge vigente 1 dicembre 1970, n. 898

 

 

 

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