Determinazione sanzione disciplinare

A seguito di accertate gravi irregolarità (anche) disciplinarmente rilevanti, veniva comminata ad un legale la sospensione dall’esercizio professionale per mesi 10. Impugna la decisione l’interessato lamentando l’eccessività della pena in relazione alle peculiari circostanze della fattispecie. Il Giudice disciplinare ha statuito che la concreta determinazione della sanzione disciplinare  non può esser il frutto di un mero calcolo matematico, ma è una conseguenza della complessiva valutazione dei fatti. E’ stato altresì affermato che nella determinazione della sanzione si deve tener conto dell’eventuale continuazione, della plurioffensività della condotta, del comportamento processuale dell’incolpato, delle condotte antecedenti e successive alle violazioni e quindi dei precedenti disciplinari. Per cui la sanzione deve essere adeguata alla gravità dei fatti e tenere in debito conto delle specifiche circostanze soggettive e oggettive che abbiano concorso a determinare l’infrazione Nella fattispecie in esame è provato in atti che il RICORRENTE abbia risarcito il danno, peraltro in misura assai rilevante, in favore dell’esponente.

Così come è documentato in atti che l’incolpato non ha agito per un proprio fine di lucro e che la società ALFA abbia di lì a poco visto soddisfatto il proprio diritto con l’esperimento dell’azione esecutiva fondata su un lodo arbitrale per essa favorevole. Da ultimo va evidenziato che il ricorrente non risulta aver riportato in passato condanne disciplinari. In ultima analisi, considerate le attenuanti richiamate e la stessa condotta processuale dell’incolpato, si ritiene equo ridurre la sanzione inflitta contenendola in mesi sei di sospensione dall’esercizio della professione forense.

Cons.nazionale forense, sentenza nr.148 del 22.11.2018

 

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