Condizionale e motivazione

Sospensione condizionale della pena inflitta.Giudizio in appello. Officiosità. Obbligo motivazione.Mancata richiesta beneficio. Non impugnabilità in Cassazione. Sezioni Unite. Il potere riconosciuto al giudice di appello dall’art. 597, comma 5, c.p.p. di applicare, anche d’ufficio, i benefici di cui agli artt. 163 e 175 c.p. e una o più circostanze attenuanti si pone come eccezionale e discrezionale rispetto al principio generale, dettato dal primo comma dello stesso art. 597, secondo il quale l’appello attribuisce al giudice di secondo grado la cognizione del procedimento limitatamente ai punti della decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti. Conseguentemente, il mancato esercizio di tale potere non è censurabile in Cassazione, né è configurabile un obbligo di motivazione, in assenza di una specifica richiesta. Secondo l’altro indirizzo invece il giudice di appello deve, sia pure sinteticamente, dare ragione del concreto esercizio, positivo o negativo, del potere-dovere, attribuitogli dall’art. 597, comma 5, c.p.p., tanto più quando una delle parti ne abbia fatto esplicita richiesta; pertanto sussiste la legittimazione e l’interesse dell’imputato a ricorre in Cassazione purché indichi gli elementi di fatto in base a cui il giudice avrebbe dovuto ragionevolmente e fondatamente esercitare il suo potere dovere.

Tale potere dovere, essendo espressamente attribuito al giudice, “di ufficio” dall’art. 597, co. 5, c.p.p., non postula, per definizione, la necessaria iniziativa o sollecitazione di parte. Dall’altro, ponendosi come “eccezione” al generale principio “devolutivo” che governa l’appello, il mancato esercizio non configura un vizio deducibile in Cassazione. In particolare, prosegue la sentenza, la non decisione sul punto non costituisce violazione di norma penale sostanziale (art. 606, co. 1, lett. b), c.p.p.) e  neppure di norma processuale stabilita a pena di nullità, inutilizzabilità, inammissibilità decadenza (art. 606, co. 1 Iett. c), c.p.p.). Soprattutto non è denunciabile come vizio di motivazione per mancanza (art. 606, co. 1, lett. e), c.p.p.), laddove la parte non abbia richiesto l’applicazione del beneficio.

La Corte ritiene che sia corretto riconoscere l’esercizio del potere del giudice di appello, in tema di applicazione dei benefici di legge (o di una o più attenuanti), come un “dovere”, in presenza di elementi di fatto che ne consentano ragionevolmente l’esercizio, tanto più se divenuti attuali proprio nel giudizio di appello.
Tale potere-dovere, essendo espressamente attribuito al giudice, “di ufficio”, dall’art. 597, comma 5, cod. proc. pen., non postula, per definizione, la necessaria iniziativa o sollecitazione di parte, espressa in una richiesta specifica anche solo in sede di conclusioni nel giudizio di appello. E, tuttavia, l’esercizio di esso va correlato sia al suo fondamento normativo, che lo pone come “eccezione” al generale principio devolutivo che governa il giudizio di appello, sia al contenuto “discrezionale” del suo oggetto, che postula, ai fini dell’applicazione dei benefici come del riconoscimento di attenuanti, valutazioni di puro merito. Lo stretto nesso tra ufficiosità, eccezionalità e discrezionalità del poteredovere attribuito al giudice di appello esclude che il suo mancato esercizio possa configurare un vizio deducibile in cassazione. In particolare, la non decisione sul punto non costituisce violazione di norma penale sostanziale (art. 606, comma 1, lett. b, cod. proc. pen.) e, neppure, violazione di norma processuale stabilita a pena di nullità, inutilizzabilità, inammissibilità o decadenza (art. 606, comma 1, lett. c, cod. proc. pen.), tale non essendo l’art. 597, comma 5, cod. proc. pen; soprattutto la “non decisione”, in appello, sui benefici di legge non è denunciabile come vizio di motivazione per mancanza (art. 606, comma 1, lett. e, cod. proc. pen.), laddove la parte -che avrebbe potuto sollecitarne l’esercizio, in relazione ai possibili sviluppi del processo di secondo grado ancorché preceduto da giudizio assolutorio o incompatibile con il riconoscimento della sospensione condizionale della pena- non abbia richiesto, senza averne fatto (o potuto fare) motivo di impugnazione, l’applicazione del beneficio nel corso del medesimo giudizio di appello…

Cassazione, Sezioni unite, sentenza nr. 22533 del 22 maggio 2019

 

 

 

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