Segreto professionale

Avvocato. Segreto professionale. La protezione del segreto professionale, riferita a quanto conosciuto in ragione dell’attività forense svolta da chi sia legittimato a compiere atti propri di tale professione, assume carattere oggettivo, essendo destinata a tutelare le attività inerenti alla difesa e non l’interesse soggettivo del professionista» (Corte Cost. n. 87/1997). La facoltà di astenersi dal deporre – diversamente dall’incompatibilità a testimoniare prevista dall’art. 197 lett. d) c.p.p. per il legale che abbia svolto attività di investigazione difensiva – è attribuita dall’art. 200 c.p.p. all’avvocato e non al difensore e si riconnette al dovere imposto al primo di mantenere il segreto e la riservatezza su quanto appreso in ragione della propria professione.

Contrariamente a quanto sostenuto dal Tribunale, la fonte primaria di tale dovere non è il codice deontologico forense (che pure lo stabilisce e, come subito si ricorderà, lo disciplina nel suo dettaglio), bensì la I. 31 dicembre 2012, n. 247, che all’art. 6 espressamente lo prevede (sia nell’espletamento di attività di rappresentanza ed assistenza, che di quella di consulenza ed assistenza stragiudiziale), configurando la sua violazione come illecito disciplinare e ribadendo altresì, al comma terzo, come l’avvocato non possa essere obbligato a deporre su quanto appreso nell’esercizio della professione, salvo nei casi previsti dalla legge. Non di meno il terzo comma dell’art. 3 della legge citata, altrettanto espressamente, demanda al codice deontologico forense la determinazione del contenuto specifico delle norme di comportamento che l’avvocato è tenuto ad osservare, attribuendo a tale fonte il compito di integrare quella primaria.

Cass. pen. Sent. nr.29495/2018

Pubbl.14.05.2018

 

 

 

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