Assegno di separazione

Assegno di separazione. La giurisprudenza della Suprema Corte si è  occupata negli ultimi anni soprattutto della problematica relativa all’adeguamento o meno  dell’importo dell’assegno divorzile al tenore di vita dei coniugi durante il matrimonio. La Cassazione con numerose sentenze, a partire dalla n.11504 del 2017 per arrivare alla recente sentenza n. 24934 del 2019, con un  consolidato orientamento giurisprudenziale, ritiene superato il criterio del tenore di vita; cosicché il richiedente autosufficiente non è legittimato a richiedere un contributo a carico dell’altro coniuge.

Scarsa “presenza” in giurisprudenza ha avuto, invece, la problematica dell’adeguamento o meno dell’importo dell’assegno di “separazione” in caso di separazione (c.d. “assegno di separazione”).

Occorre preliminarmente precisare che con la separazione (a differenza del divorzio) il rapporto coniugale non viene meno, sicché restano  sospesi gli obblighi di natura personale tra i coniugima non quelli patrimoniali; al coniuge cui non è addebitata la separazione, e che ne faccia richiesta, compete a carico dell’altro un assegno di mantenimento.

In tema di separazione personale dei coniugi (e non di divorzio)  alla breve durata del matrimonio non può essere riconosciuta, quindi, efficacia preclusiva del diritto all’assegno di mantenimento, ove di questo sussistano gli elementi costitutivi, rappresentati dalla non addebitabilità della separazione al coniuge richiedente, dalla non titolarità, da parte del medesimo, di adeguati redditi propri, ossia di redditi che consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, e dalla sussistenza di una disparità economica tra le parti; al più, alla durata del matrimonio può essere attribuito rilievo ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento (in termini, Cass. 18.1.2017 n. 1162)..

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