Rinuncia o revoca mandato patrocinio

In caso di rinuncia o revoca del mandato di patrocinio al difensore, quali facoltà e doveri residuano fino alla sostituzione con il nuovo avvocato. Possono essere legittimamente compiuti atti giuridici nell’interesse del proprio assistito, per effetto dell’ultrattività che caratterizza la procura alle liti, ai sensi dell’art. 85 del codice di procedura civile? La questione apre diversi fronti di discussione sul versante delle obbligazioni, sulla responsabilità civile e sulla remunerabilità di tali attività, oltre che su quello deontologico.La questione non è nuova, nè ha trovato soluzione univoca nella giurisprudenza che ondeggia tra due opposti approdi.Un primo orientamento ritiene che il disposto dell’art. 85 cpc andrebbe interpretato nel senso che, il difensore -fino alla sua sostituzione- conserva le sue funzioni nel processo, rimanendo legittimato a ricevere atti nell’interesse del mandante ed a compiere atti nel suo interesse (Cass. Civ. n. 17649/2010; Cass. Civ. n. 10643/1997; Cass. Civ. n. 4226/1989). “…le vicende della procura alle liti sono disciplinate dall’art. 85 c.p.c., in guisa diversa dalla disciplina della procura al compimento di atti di diritto sostanziale, perche’, mentre nella disciplina sostanziale e’ previsto che chi ha conferito i poteri puo’ revocarli (o chi li ha ricevuti dismetterli) con efficacia immediata, invece ne’ la revoca ne’ la rinuncia privano – di per se’ – il difensore della capacita’ di compiere o di ricevere atti.

La giustificazione di tale diversa disciplina consegue – appunto – dal fatto che i poteri attribuiti dalla legge processuale al procuratore non sono quelli che liberamente determina chi conferisce la procura, ma – come quelli in cui si concreta lo “ius postulandi” – sono attribuiti dalla legge al procuratore che la parte si limita a designare. E, in base all’art. 85 c.p.c., cio’ che priva il procuratore della capacita’ di compiere o ricevere atti, non sono dunque la revoca o la rinuncia di per se’ soli, bensi’ il fatto che alla revoca o alla rinuncia si accompagni la sostituzione del difensore”.(Cass.17649/2010).

Per un diverso orientamento,di contro, il difensore che abbia rinunciato o al quale sia stato revocato il mandato, conserva, fino alla sua sostituzione, la legittimazione a ricevere gli atti indirizzati al suo assistito, ma NON è più legittimato a compiere atti nell’interesse del mandante, in quanto revoca e rinuncia hanno pieno effetto tra il cliente ed il difensore e determinano il venir meno del rapporto di prestazione d’opera intellettuale instauratosi con il c.d. contratto di patrocinio. “…Cosi decidendo, la Corte territoriale ha fatto applicazione del principio secondo cui il difensore che abbia rinunciato al mandato, mentre conserva, fino alla sua sostituzione, la legittimazione a ricevere gli atti indirizzati dalla controparte al suo assistito,non è più legittimato a compiere atti nell’interesse del mandante, atteso che la rinuncia ha pieno effetto tra il cliente ed il difensore e determina il venir meno del rapporto di prestazione d’opera intellettuale instauratosi con il cosiddetto contratto di patrocinio[..] e da questo principio ha fatto discendere la conseguenza che, mentre per la circoscritta attività di ricevimento degli atti spettano al difensore non sostituito i diritti di procuratore in base alle tariffe vigenti al momento dei singoli atti, gli onorari di avvocato, invece, competono allo stesso in base alla tariffa in vigore al momento della rinuncia, a nulla rilevando che dopo la cessazione dell’incarico sia intervenuta altra tariffa professionale (Cass 13858/2013).”

Vedi il contributo dell’Avv.A. Magentini, pubblicato alla fonte cfnews.it

 

 

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