Consulta su art.516 cpp

Giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 516 del codice di procedura penale, promosso dal Tribunale ordinario di Grosseto, nel procedimento penale a carico di B. R., con ordinanza del 25 gennaio 2019, iscritta al n. 91 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 25, prima serie speciale, dell’anno 2019. Il giudice a quo di dover giudicare della responsabilità penale di [imputato] rinviato a giudizio per un fatto originariamente qualificato dal pubblico ministero come ricettazione, ai sensi dell’art. 648 del codice penale, di oggetti provenienti da un furto commesso in una chiesa. 

Nel corso dell’istruttoria, il pubblico ministero aveva tuttavia ritenuto – senza peraltro che fossero emersi elementi di novità rispetto agli atti d’indagine – di contestare all’imputato, ai sensi dell’art. 516, comma 1, cod. proc. pen., di avere egli stesso sottratto gli oggetti in questione e di essere, pertanto, responsabile del delitto di furto in abitazione ai sensi dell’art. 624-bis cod. pen.

L’imputato aveva quindi chiesto, a mezzo del proprio difensore, di essere ammesso alla sospensione del procedimento con messa alla prova ai sensi dell’art. 168-bis cod. pen., previa rimessione delle questioni di legittimità costituzionale ora sottoposte all’esame di questa Corte, precisando altresì che tale richiesta – che egli, invero, avrebbe potuto a suo tempo formulare anche con riferimento alla originaria imputazione ex art. 648 cod. pen. – era legata alla considerazione che in caso di condanna per furto in abitazione, a differenza di quanto accade in caso di condanna per ricettazione, non è consentita la sospensione dell’ordine di esecuzione della pena ai sensi dell’art. 656, comma 9, lettera a), cod. proc. pen.

Per Questi Motivi, la Corte costituzionale, dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 516 del codice di procedura penale, nella parte in cui, in seguito alla modifica dell’originaria imputazione, non prevede la facoltà dell’imputato di richiedere al giudice del dibattimento la sospensione del procedimento con messa alla prova.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 16 gennaio 2020.

F.to: Marta CARTABIA, Presidente,Francesco VIGANÒ, Redattore,Roberto MILANA, Cancelliere

Depositata in Cancelleria l’11 febbraio 2020.

SENTENZA N. 14. ANNO 2020

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