‘File’, appropriazione indebita

I dati informatici -files- sono qualificabili cose mobili ai sensi della legge penale e, pertanto, costituisce condotta di appropriazione indebita la sottrazione da un personal computer aziendale, affidato per motivi di lavoro, dei dati informatici ivi collocati, provvedendo successivamente alla cancellazione dei medesimi dati e alla restituzione del computer “formattato”. Tali dati sono suscettibili di appropriazione indebita, potendo essere qualificati come cose mobili. Il “file” rappresenta una cosa mobile, definibile quanto alla sua struttura, alla possibilità di misurarne l’estensione e la capacità di contenere dati, suscettibile di esser trasferito da un luogo ad un altro, anche senza l’intervento di strutture fisiche direttamente apprensibili dall’uomo.

L’interpretazione della nozione di cosa mobile, agli effetti della legge penale, fondata sullo specifico carattere della cosa, che consente alla stessa di formare oggetto sia di condotte di sottrazione alla disponibilità del legittimo titolare, sia di impossessamento da parte del soggetto responsabile della condotta illecita, risulta in sintonia con l’unico dato testuale che la legge penale riproduce nella definizione della categoria dei beni suscettibili di costituire I’ oggetto delle condotte tipiche dei delitti contro il patrimonio. Indiscusso il valore patrimoniale che il dato informatico possiede, in ragione delle facoltà di utilizzazione e del contenuto specifico del singolo dato, la limitazione che deriverebbe dal difetto del requisito della “fisicità” della detenzione non costituisce elemento in grado di ostacolare la riconducibilità del dato informatico alla categoria della cosa mobile.

Il file è un insieme di dati, archiviati o elaborati cui sia stata attribuita una denominazione secondo le regole tecniche uniformi; una struttura principale con cui si archiviano i dati su un determinato supporto di memorizzazione digitale. Tale struttura possiede una dimensione fisica determinata dal numero delle componenti, necessarie per l’archiviazione e la lettura dei dati inseriti nel file. Le cifre binarie chiamate “bit” (dall’acronimo inglese corrispondente all’espressione binary digit) rappresentano l’unità fondamentale di misura all’interno di un qualsiasi dispositivo in grado di elaborare o conservare dati informatici. Lo spazio in cui vengono collocati i bit è costituito da celle ciascuna da 8 bit, denominata convenzionalmente byte. Tali elementi non sono entità astratte, ma sono dotate di una propria fisicità, occupano fisicamente una porzione di memoria quantificabile, la cui dimensione dipende dalla quantità di dati che in essa possono esser contenuti e possono subire operazioni quali la creazione, copiatura e l’eliminazione, tecnicamente registrate o registrabili dal sistema operativo.
Sulla base di tali premesse logico-tecniche,recentemente la Cassazione ha stuito che integra il delitto di appropriazione indebita la sottrazione definitiva di “file” o “dati informatici” attuata mediante duplicazione e successiva cancellazione da un personal computer aziendale, affidato all’agente per motivi di lavoro e restituito “formattato”, in quanto tali “dati informatici” – per struttura fisica, misurabilità delle dimensioni e trasferibilità – sono qualificabili come cose mobili ai sensi della legge penale.

Cass. Sentenza n. 11959 del 10/04/2020

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