Incapacità a testimoniare,eccezione

Eccezione di incapacità a testimoniare nel processo civile. Secondo il consolidato orientamento della Suprema Corte di Cassazione, “La nullità della testimonianza resa da persona incapace (in quanto portatrice di un interesse che avrebbe potuto legittimare il suo intervento in giudizio) deve essere eccepita subito dopo l’espletamento della prova, ai sensi dell’art. 157, comma 2, cpc (salvo che il difensore della parte interessata non sia stato presente all’assunzione del mezzo istruttorio, nel qual caso la nullità può essere eccepita nell’udienza successiva), sicché, in mancanza di tempestiva eccezione, deve intendersi sanata, senza che la preventiva eccezione di incapacità a testimoniare, proposta a norma dell’art. 246 cpc, possa ritenersi comprensiva dell’eccezione di nullità della testimonianza comunque ammessa ed assunta nonostante la previa opposizione. Ove poi l’eccezione di nullità della testimonianza resa dall’incapace venga respinta, la parte interessata ha l’onere di riproporla in sede di precisazione delle conclusioni e nei successivi atti di impugnazione, dovendosi la medesima, in caso contrario, ritenere rinunciata, con conseguente sanatoria della nullità stessa per acquiescenza, rilevabile d’ufficio dal giudice in ogni stato e grado del processo» (Cass. Sez. Sent. n. 21670 del 2013; Cass. Sez. 3, Sent. n. 23054 del 2009; Cass. Sez. 1, Sent. n. 8358 del 2007).

Se l’eccezione di nullità della deposizione del teste incapace, ritualmente proposta, non sia stata proprio presa in esame dal giudice davanti al quale la prova venne espletata, la stessa deve essere formulata con apposito motivo di gravame avanti il giudice di appello, ovvero, se sollevata dalla parte vittoriosa in primo grado, da
questa riproposta poi nel giudizio di gravame a norma dell’art. 346 c.p.c. (Cass. Sez. 3, Sent. n. 6555 del 2005; Cass. Sez. 2, Sent. n.3521 del 1986; Cass. Sez. 2, Sent. n. 392 del 1973; Cass. Sez. 3,Sent. n. 2376 del 1968). Ne consegue che, qualora la parte, come nel caso in esame, in sede di ricorso per cassazione deduca la violazione dell’art. 246 c.p.c. l’omessa motivazione del giudice d’appello sull’incapacità di alcuni testimoni, senza tuttavia indicare, anche agli effetti dell’art. 366 omma I, n. 6, c.p.c., di aver sollevato tempestiva eccezione di nullità delle testimonianze comunque rese, e di aver riproposto la stessa eccezione nel prosieguo del giudizio, ed in particolare in appello a norma dell’art. 346 c.p.c., deve ritenersi comunque sanata l’eventuale nullità derivante dall’incapacità dei testi per l’irritualità della relativa eccezione.

Cass. Civile Sez. 2 Ordin.Nr. 25021 Anno 2020
Presidente: LOMBARDO LUIGI GIOVANNI
Relatore: VARRONE LUCA
Data pubblicazione: 09/11/2020

 

 

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