‘Curatore’, non difensore

Procedura fallimentare. Al curatore non è consentita la difesa tecnica del fallimento. Ai sensi dell’art. 31, terzo comma, LF, il curatore della procedura, nelle liti attive e in quelle passive, non può assumere il ruolo di difensore, o anche quello di mero assistente, a pena di nullità di tutti gli atti posti in essere in tale veste, atteso che tra i due ruoli vi è previsione d’incompatibilità.  Secondo l’art. 31 comma 3 L.F., “Il curatore non può assumere la veste di avvocato nei giudizi che riguardano il fallimento” e secondo la giurisprudenza di questa Corte, la questione della “legitimatio ad causam” attiva e passiva, che consiste nella titolarità del potere di promuovere o subire un giudizio in ordine al rapporto sostanziale dedotto secondo la prospettazione della parte, è una questione rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del procedimento (Cass. n. 17092/16), sebbene tale questione, in effetti, nella presente vicenda non sia stata rilevata dalla Corte d’appello di Roma.

La giurisprudenza di questa Corte ha, tuttavia, in più occasioni sancito l’incompatibilità del curatore fallimentare a prestare assistenza tecnica nei giudizi che riguardano il fallimento (v. Cass. n. 4560/10, 8778/08, 18419/04, in tema di giudizi tributari, Cass. n. 4039/1985, in tema di proposizione del controricorso), per difetto di legittimazione processuale, e ciò, per evitare il pericolo che il tornaconto professionale venga anteposto al vantaggio ricavabile dalla procedura collettiva, con conseguente nullità degli atti compiuti in spregio di tale divieto…

Cass.Civile Sez. 1.Ordin. Nr. 29313 Anno 2020
Presidente: GENOVESE FRANCESCO ANTONIO
Relatore: SOLAINI LUCA
Data pubblicazione: 22/12/2020

Print Friendly, PDF & Email