Scritti difensivi offensivi

Il legale non può invocare l’esimente del diritto di critica, laddove la virulenza e gratuità dello scritto difensivo vanno oltre il diritto della difesa che incontra un limite insuperabile nella civile convivenza e nel diritto della controparte o del giudice a non vedersi offeso o ingiuriato; analogamente, l’esercizio del diritto di critica non deve mai travalicare ( come, invece, è accaduto ) in una censurabile deplorazione dell’operato del difensore, delle controparti e del giudicante. (CNF 10.06.2014 nr.85 ).
Ed ancorchè il diritto di critica nei confronti di qualsiasi provvedimento giudiziario costituisca facoltà inalienabile del difensore, tale diritto deve essere sempre esercitato, in primo luogo, nelle modalità e con gli strumenti previsti dall’ordinamento professionale e mai può travalicare i limiti del rispetto della funzione giudicante, riconosciuta dall’ordinamento con norme di rango costituzionale nel pubblico interesse, con pari dignità rispetto alla funzione della difesa. Proprio la giusta pretesa di vedere riconosciuta a tutti i livelli una dignità pari dell’avvocato rispetto al magistrato impone, nei reciproci rapporti, un approccio improntato sempre allo stile e al decoro, oltre che, ove possibile, all’eleganza, mai al linguaggio offensivo o al mero dileggio, come “ ictu oculi “ emerge sconvenientemente dallo scritto per cui è procedimento.

Danni da sanzione disciplinare

Inammissibile la richiesta di risarcimento per il (preteso) danno da sanzione disciplinare. Inammissibile la richiesta al CNF di condanna del Consiglio territoriale a titolo di ristoro del danno asseritamente patito in conseguenza della sanzione disciplinare in thesi ingiustamente subita (Nella specie, peraltro, la domanda era altresì infondata nel merito, essendo stato rigettato il ricorso avverso la delibera disciplinare fonte del preteso danno).

Antiriciclaggio

La ratio dell’obbligo di segnalazione per “operazioni sospette”. lo scopo cui tende la norma è quello, annunziato già nel titolo del D.L. n. 143 del 1991, di contrastare i fenomeni criminali, limitando l’uso del denaro contante e dei titoli al portatore nelle transazioni e prevenendo “l’utilizzazione dei sistema finanziario a scopo di riciclaggio”; a tal fine, il legislatore – recependo anche direttive Europee (cfr. D.Lgs. n. 153 del 1997) – intende reprimere alcune condotte di pericolo fra le quali, per quanto ora interessa, quelle operazioni che “per caratteristiche, entità, natura, o per qualsivoglia altra circostanza, induca(no) a ritenere” la possibile provenienza di denaro, beni o utilità, oggetto di dette operazioni, da taluno dei reati contemplati dagli artt. 648 bis e 648 ter c.p. (D.L. n. 143 del 1991, art. 3, comma 1, sostituito dal D.Lgs. n. 153 del 1997, art. 1, entrato in vigore il 1.9.1997, per segnalazioni effettuate dopo tale data, come prescrive il successivo art. 2, quindi applicabile alla controversia in esame)…