PAT. Risposte,normativa, documenti

Processo amministrativo telematico.Risposte alle domande più frequenti. Documentazione.

Il sito della Giustizia Amministrativa ha predisposto,oltre all’help desk, una serie di risposte alle domande più frequenti. Vengono fornite le istruzioni necessarie per la compilazione dei vari atti inerenti al nuovo processo amministrativo telematico e forniti i riferimenti normativi pertinenti. Preziose utilità che facilitano il difensore interessato all’interazione con l’interfaccia telematica del ‘nuovo rito’ amministrativo.

Esercizio abusivo professione legale

Integra gli estremi del reato di esercizio abusivo della professione legale lo svolgimento dell’attività riservata al professionista iscritto all’albo degli avvocati, anche nel caso in cui l’agente faccia firmare l’atto da lui predisposto da un legale abilitato.

L’art. 348 cod. pen. tutela infatti l’interesse generale, riferito in via diretta e immediata alla P.A., che determinate professioni, richiedenti, tra l’altro, particolari competenze tecniche, vengano esercitate soltanto da soggetti che abbiano conseguito una speciale abilitazione amministrativa (tra le tante, Sez. 6, n. 46067 del 29/10/2007), così da evitare che le stesse siano affidate a soggetti inesperti nell’esercizio della professione o che si siano rivelati indegni di esercitarla e assicurando in via presuntiva, attraverso il ricorso a soggetti abilitati, un determinato standard minimo di qualificazione. Quindi non è sufficiente a tutelare tale pubblico interesse che l’atto riservato al professionista forense sia formalmente sottoscritto da un avvocato abilitato, ancorchè redatto completamente da un soggetto estraneo all’ordine (basti osservare, per la professione legale, che anche per i tirocinanti, la legge prevede uno status abilitativo provvisorio, così da consentire che questi ultimi possano anche solo redigere atti giudiziali sotto la curatela – controllo di un avvocato dominus, cfr. Sez. U civ., n. 1727 del 28/01/2005). 

Scritti difensivi offensivi

Il legale non può invocare l’esimente del diritto di critica, laddove la virulenza e gratuità dello scritto difensivo vanno oltre il diritto della difesa che incontra un limite insuperabile nella civile convivenza e nel diritto della controparte o del giudice a non vedersi offeso o ingiuriato; analogamente, l’esercizio del diritto di critica non deve mai travalicare ( come, invece, è accaduto ) in una censurabile deplorazione dell’operato del difensore, delle controparti e del giudicante. (CNF 10.06.2014 nr.85 ).
Ed ancorchè il diritto di critica nei confronti di qualsiasi provvedimento giudiziario costituisca facoltà inalienabile del difensore, tale diritto deve essere sempre esercitato, in primo luogo, nelle modalità e con gli strumenti previsti dall’ordinamento professionale e mai può travalicare i limiti del rispetto della funzione giudicante, riconosciuta dall’ordinamento con norme di rango costituzionale nel pubblico interesse, con pari dignità rispetto alla funzione della difesa. Proprio la giusta pretesa di vedere riconosciuta a tutti i livelli una dignità pari dell’avvocato rispetto al magistrato impone, nei reciproci rapporti, un approccio improntato sempre allo stile e al decoro, oltre che, ove possibile, all’eleganza, mai al linguaggio offensivo o al mero dileggio, come “ ictu oculi “ emerge sconvenientemente dallo scritto per cui è procedimento.