La detenzione femminile

Le donne detenute costituiscono una piccola percentuale della popolazione carceraria nazionale. Nelle nostre carceri oltre il 95% dei detenuti sono maschi e il numero delle donne è poco inferiore al 5%.
Alla data del 29 dicembre 2014 su 53.732 detenuti, le detenute erano 2.314. Gli istituti penitenziari destinati in modo esclusivo alle donne sono cinque (Trani, Pozzuoli, Roma Rebibbia, Empoli, Venezia Giudecca) e per il resto le donne sono collocate in 52 reparti isolati all’interno di penitenziari maschili. Quindi le donne vivono prevalentemente una realtà che è pensata e realizzata nelle strutture e nelle regole per gli uomini mentre i loro bisogni specifici, in buona parte correlati ai bisogni dei loro figli, sono spesso disattesi. In molti casi esse sono ristrette in carceri che si trovano lontano dalle loro famiglie e comunità di riferimento con i quali i contatti sono difficili e onerosi.
La detenzione di coloro che sono in attesa di giudizio è molto meno tutelata dal punto di vista del trattamento. Differenziare detenuti definitivi da quelli in attesa di giudizio è già difficile, differenziare ulteriormente all’interno di queste categorie tra uomini e donne è quasi impossibile, così le donne detenute definitive e non si trovano sempre assieme. Le donne mediamente hanno condanne più brevi di quelle degli uomini e hanno minori probabilità di avere qualcuno cui affidare la casa e la famiglia. Così anche una breve condanna per una donna arreca danni e conseguenze a lungo termine. Se le pene detentive brevi come punizione in generale non possono dirsi efficaci, esse lo sono ancora meno per le donne. Molto più efficace in alternativa al carcere, sarebbero misure di probation e di giustizia ripartiva, diffuse in altri Paesi…

PAT. Risposte,normativa, documenti

Processo amministrativo telematico.Risposte alle domande più frequenti. Documentazione.

Il sito della Giustizia Amministrativa ha predisposto,oltre all’help desk, una serie di risposte alle domande più frequenti. Vengono fornite le istruzioni necessarie per la compilazione dei vari atti inerenti al nuovo processo amministrativo telematico e forniti i riferimenti normativi pertinenti. Preziose utilità che facilitano il difensore interessato all’interazione con l’interfaccia telematica del ‘nuovo rito’ amministrativo.

Esercizio abusivo professione legale

Integra gli estremi del reato di esercizio abusivo della professione legale lo svolgimento dell’attività riservata al professionista iscritto all’albo degli avvocati, anche nel caso in cui l’agente faccia firmare l’atto da lui predisposto da un legale abilitato.

L’art. 348 cod. pen. tutela infatti l’interesse generale, riferito in via diretta e immediata alla P.A., che determinate professioni, richiedenti, tra l’altro, particolari competenze tecniche, vengano esercitate soltanto da soggetti che abbiano conseguito una speciale abilitazione amministrativa (tra le tante, Sez. 6, n. 46067 del 29/10/2007), così da evitare che le stesse siano affidate a soggetti inesperti nell’esercizio della professione o che si siano rivelati indegni di esercitarla e assicurando in via presuntiva, attraverso il ricorso a soggetti abilitati, un determinato standard minimo di qualificazione. Quindi non è sufficiente a tutelare tale pubblico interesse che l’atto riservato al professionista forense sia formalmente sottoscritto da un avvocato abilitato, ancorchè redatto completamente da un soggetto estraneo all’ordine (basti osservare, per la professione legale, che anche per i tirocinanti, la legge prevede uno status abilitativo provvisorio, così da consentire che questi ultimi possano anche solo redigere atti giudiziali sotto la curatela – controllo di un avvocato dominus, cfr. Sez. U civ., n. 1727 del 28/01/2005).