Servizi legali fuori da appalti pubblici

Servizi legali esclusi da appalti pubblici. Corte di giustizia europea, Sez. V, 6/6/2019 n. C-264/18. Gli Avvocati, allorchè espletano un’attività professionale derivante da un rapporto intercorrente con il cliente, basato sulle qualità personali, forniscono un servizio non disciplinabile dalle direttive europee in materia di appalti pubblici.

Tanto ha statuito Corte di giustizia dell’Unione Europea nella causa 264/18 con sentenza del 6 giugno 2019 in merito alla domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Corte costituzionale del Belgio, relativa alla validità dell’articolo 10, lettera c) e lettera d), i), ii) e v), della direttiva sugli appalti pubblici 2014/ 24/ Ue. Sentenza della Corte, Quinta Sezione, del 6 giugno 2019. P. M. e a. contro Ministerraad. Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Grondwettelijk Hof. Rinvio pregiudiziale – Procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi – Direttiva 2014/24/UE – Articolo 10, lettera c) e lettera d), i), ii) e v) – Validità – Ambito di applicazione – Esclusione dei servizi di arbitrato e di conciliazione e di determinati servizi legali – Principi di parità di trattamento e sussidiarietà – Articoli 49 e 56 TFUE. Causa C-264/18.

Falso in atto pubblico

Falso in atto pubblico. Natura fidefacente dell’atto non indicata nel capo d’imputazione ma ritenuta dal giudice in sentenza. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno statuito il seguente principio di diritto: “Non può essere ritenuta in sentenza dal giudice la fattispecie aggravata del reato di falso in atto pubblico, ai sensi dell’art. 476, comma 2, cod. pen., qualora la natura fide facente dell’atto considerato falso non sia stata esplicitamente contestata ed esposta nel capo di imputazione con la precisazione di tale natura o con formule alla stessa equivalenti, ovvero con l’indicazione della norma di legge di cui sopra.

Consulta sul ‘Decreto sicurezza’

Competenze statali esclusive e non. Decreto sicurezza, inammissibili i ricorsi delle regioni sugli stranieri. No al potere sostitutivo del prefetto nelle attivita’ di comuni e province. La Corte costituzionale si è riunita (20.06.19) in camera di consiglio per esaminare i ricorsi delle Regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria, che hanno impugnato numerose disposizioni del “Decreto sicurezza”, lamentando la violazione diretta o indiretta delle loro competenze.
In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa fa sapere che la Corte ha ritenuto che le nuove regole su permessi di soggiorno, iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo e SPRAR sono state adottate nell’ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato in materia di asilo, immigrazione, condizione giuridica dello straniero e anagrafi (articolo 117, secondo comma, lettere a, b, i, della Costituzione), senza che vi sia stata incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali. Di conseguenza, la Corte ha giudicato inammissibili i ricorsi promossi dalle Regioni. Resta impregiudicata ogni valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate