Gratuito patrocinio

Gratuito patrocinio e processo dinnanzi al Tribunale di sorveglianza. Originariamente la giurisprudenza di legittimità (Cass. 6.12.1999 n. 6852) aveva ritenuto che l’ammissione al gratuito patrocinio disposta per il giudizio di cognizione non operava nel procedimento di esecuzione, in quanto l’art.1, comma 3, della L. 217/90 stabilisce che essa vale per tutti i gradi del procedimento, ma nulla prevede per fasi diverse: quella esecutiva è pacificamente una fase diversa e non un grado diverso. Successivamente la L. 134/2001 ha previsto espressamente che l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato è valida per ogni grado e per ogni fase del giudizio e per tutte le eventuali procedure, derivate ed incidentali, comunque connesse ed il secondo comma dell’art. 75 del d.p.r. n.115/2002 ha poi definitivamente sancito che “La disciplina del patrocinio si applica, in quanto compatibile, anche nella fase dell’esecuzione, nel processo di revisione, nei processi di revocazione e opposizione di terzo, nonché nei processi relativi all’applicazione di misure di sicurezza, di prevenzione e nei processi di competenza del tribunale di sorveglianza, sempre che l’interessato debba o possa essere assistito da un difensore o da un consulente”.

PA, omessa comunicazione PEC

Ricorso sul silenzio serbato dalla P.A. sull’indicazione della Pec da comunicare al registro tenuto dal Ministero della Giustizia per le comunicazioni e notificazioni. TAR Catania. 11.06.2019. “…Occorre sottolineare che la comunicazione al Ministero della Giustizia dell’indirizzo PEC, di cui all’art. 16 comma 12, d.lgs. 179/2012, è richiesta dal legislatore alle Amministrazioni al dichiarato fine di “favorire le comunicazioni e notificazioni per via telematica alle pubbliche amministrazioni” (v. art. 16 comma 12, d.lgs. 179/2012). E’ di tutta evidenza come il contegno omissivo serbato dall’Amministrazione rispetto all’obbligo di comunicazione dell’indirizzo PEC sancito dalla predetta norma, pur non precludendo radicalmente la notifica dell’atto processuale (residualmente possibile, infatti, mediante le tradizionali modalità cartacee), vanifichi il raggiungimento degli obiettivi di digitalizzazione della giustizia posti dal legislatore, rispetto ai quali la telematizzazione delle comunicazioni funge da fattore trainante.

Danni da cani randagi

Responsabilità civile per danni causati da cani randagi. Anche a prescindere dal caso specifico della Regione Campania la cui legislazione è tuttavia vincolante nel caso di specie, il principio generale, affermato dalla giurisprudenza di legittimità alla quale si intende dare pienamente continuità, è quello di radicare la responsabilità civile per i danni causati dai cani randagi nell’ente o enti cui è attribuito dalla legge (ed in particolare dalle singole leggi regionali attuative della legge quadro nazionale n. 281 del 1991) il dovere di prevenire il pericolo specifico per l’incolumità della popolazione e cioè il compito